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C'è un bel parco divertimenti, a Vallelunga
"Quando corriamo di nuovo?"
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La preparazione è stata lunga, ci si è mossi almeno un mese prima. E tutto è avvenuto perché una serie di coincidenze, come al solito, mi hanno predisposto a questa nuova situazione.
Eligio che monta gli pneumatici nuovi e mi dice che il suo gommista regala un turno in pista a Vallelunga, Ezio che - dopo mesi di silenzio - mi chiama e mi dice che ha comprato una Yamaha R6 "uso pista", ed io - in ultima analisi - sempre aperto a nuove esperienze, che non aspetto altro che essere solleticato.
Decidiamo di prenotare 2 turni da 25 minuti, uno alle 14:00 ed uno alle 15:30 di sabato 8 novembre. E mancano diversi giorni alla fatidica ora X. Giusto il tempo per: portare la mia Rossa dal meccanico per farle il tagliando e per toglierle in cavalletto centrale, cambiare gli pneumatici, comprare l'attrezzatura tecnica (tuta da motociclisa, guanti e, forse, gli stivali).
Piano piano, i tasselli si compongono riempiendo le giornate che mancano al grande evento che Eligio, Ezio ed io, oramai, attendiamo impazienti.
Lunedì 3 novembre, al ritorno dopo un week-end lungo a Bari, porto la moto a Cerveteri a montare le Metzeler M1.
Quella sera, la moto è di fatto pronta per andare ad assaggiare il circuito di Vallelunga. E' un po' zozza, ultimamente il tempo è stato molto inclemente: piova ora, così sabato... forse... si corre in tutta sicurezza.
Macchè! I siti meteo più disparati, sparano le più diverse previsioni: piove, piove al mattino e schiarisce a pomeriggio, nebbia, ...
Un paio di giorni prima dell'evento, indosso la tuta e, nonostante "mi fossi messo a dieta", qualche difficoltà la incontro.
Mi sento soffocare, il torace è compresso, soprattutto quando indosso il paraschiena, la pancia c'è... e mi tira sotto!
Decido di tenerla, di sera, quando Davide ed Antonella dormono, per non farli morire dalle risate, e per un paio di ore faccio la sauna con la speranza che la pelle ceda. Sembro un wurstel sotto-vuoto nella propria confezione, al bancone del supermercato. Questo è successo il giovedì ed il venerdi: 6 e 7 novembre.
E' sabato mattina, finalmente. Mi sveglio, come al solito, presto. L'appuntamento è con Ezio alle 10.30, alla stazione di servizio Agip, poco prima dell'Aurelia.
Mi rimane del tempo per preparare il pranzo a sacco, comprare le banane, e uscire.
Indosso la tuta, Davide mi chiede dove mai andrò così conciato, saluto tutti e vado. Ad Antonella ricordo che ho una assicurazione sulla vita, non si sa mai.
Incontro Ezio, ovviamente puntualissimo, e sembriamo due bambini smaniosi di andare al luna-park. Ed è così!
La strada, la Cassia Bis (Veientana), causa lavori, è una lunga coda: si arriva a Campagnano di Roma alle 11.30, insieme ad Eligio.
Il tempo è uno schifo: nuvoloni neri sopra il circuito, pioverà. Anzi, piove: gocce di acqua sulla visiera, porc...!!!
A mezzogiorno, il diluvio! Sul circuito non si sentono più le motociclette che girano. Quelli con tuta e casco e moto imprecano. Alcuni caricano la moto sui propri carrelli e, mestamente, abbandonano.
Noi no. Eligio ed io, che abbiamo le Ducati ST2 "Pog Mo thon!" smontiamo gli specchietti.
E' un mese che attendiamo questo momento, non può essere! Alle 13 uno squarcio azzurro in cielo, parzialmente, ci rasserena: arriva il bel tempo, ma l'asfalto è bagnato e ci sono diverse pozze d'acqua lungo il circuito.
Accontentiamoci. E vediamo come va a finire. Mangiamo un panino, nel frattempo ci raggiungono diversi amici e colleghi, ci prepariamo, indossiamo il casco e abbassiamo la visiera.
Sono in mezzo ad una quarantina di invasati, forse con le moto più spinte e rumorose che abbia visto e sentito.
Ed io ci sono dentro, come ad una motoGP: commissari di pista, bandiere, semafori, trattori, ambulanze, infermeria.
Si parte, lentamente. La pista è umida, le gomme fredde, il pilota (!) inesperto.
Sono qui per divertirmi, non per altro. E qua il divertimento consiste nell'essere veloci, frenare il più tardi possibile, affrontare le curve velocemente, col ginocchio a terra.
Non riesco a fare nulla di tutto questo: devo prima prendere confidenza con la pista, l'asfalto e capire come si comporta la mia moto, sotto stress.
Il turno delle 14.30, quello che mi piace definire come turno di approccio, vede due sfortunati protagonisti scivolare: si rientra tutti ai box: ci si rivede alle 15:00. Sì, perchè la pista, visto che gli altri continuano a girare e visto che il sole è tornato a splendere, si asciugherà. Eccome se si asciugherà!
Sebbene non sia successo nulla, sono in fase adrenalinica: gasatissimo, divertito nonostante non fosse successo nulla, non aspettavo altro ed analizzavo cosa avrei potuto fare più tardi: "Maurilio, cazzarola, metti questo ginocchio a terra!"
Alle 15:30 e per 25 minuti, ho provato delle emozioni incredibili, affrontando rettilinei, curve, tornantini...
Si parte, mi riprometto di fare 3 giri per riscaldare adeguatamente gli pneumatici e piano piano inizio ad osare, ad osare, ad andare più veloce, impostare al meglio le traiettorie, a studiare quelli che mi precedono.
Mi superavano da tutte le parti, i missili da 130 cv almeno, io - coi miei 83(!) cavalli - facevo la mia "gara" e mi concentravo su me stesso e sulle sensazioni che mi restituiva la ST.
Lentamente, diventavo sempre più cosciente del limite che era lontanissimo e che non ho mai potuto raggiungere (nemmeno in questo frangente, ovvio)
Una schicchera! La prima volta che ho toccato col ginocchio a terra, è stato come subire una schicchera! Istintivamente, ho ritratto la gamba verso la moto. "Che stupido," ho pensato: "E' così che si fa!"
Galvanizzato, ho incominciato a piegare, piegare, piegare, a toccare per lunghi tratti delle curve col ginocchio che veniva solleticato dall'asfalto delle curve di Vallelunga, utilizzando tutto lo pneumatico.
Che soddisfazione vedere i riccioli ai bordi della gomma!
E' una esperienza necessaria, per chi va in moto. Incomprensibile per gli altri.
Il senso di sicurezza provato in pista è incredibile, rispetto alle strade normali. Nonostante sia stato sverniciato da tutti, non mi sono mai sentito in pericolo, nessuno mi ha mai messo in crisi.
E poi... velocità, frenare poco dopo il cartello dei 100m, spostarsi sulla sella, impostare la curva, sentire il posteriore che scivola, il motore quasi sempre su regimi inconsueti, perdere aderenza col posteriore ogni volta che si scalavano le marce.
E poi... seguire gli altri, vederli allontare in rettilineo e perdere pochissimo in curva.
Una esperienza fuori dal comune, che avevo intenzione di affrontare almeno una volta nella vita.
Ma dà dipendenza e non vedo l'ora di correre di nuovo.
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